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documento 3 |
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Quale ruolo il ruolo dei comunisti nel XXI secolo? |
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Palmiro Capacci Assessore all’Ambiente del Comune di Forlì |
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Liberazione 15 luglio 2008 Il Prc non può rimanere quel che è. Per capire quale strategia e di conseguenza quale partito impostare al Congresso non possiamo che partire dall’analisi della fase attuale della società Italiana. Il periodo storico successivo alla guerra mondiale è stato contrassegnato da una forte espansione economica, la qualità della vita è cresciuta per tutte le classi sociali, i servizi sociali si sono estesi. I larghi margini di profitto e la necessità di evitare un forte conflitto sociale, hanno indotto la borghesia ad allargare la propria base sociale, attraverso una distribuzione più equa della ricchezza. La mobilità sociale in questi anni è stata elevata. Naturalmente non è stata una “illuminata concessione” ma il frutto delle lotte sociali. In sostanza ha trovato massima espansione, una politica socialdemocratica. Dall’inizio degli anni ’80 la situazione è venuta man mano a mutare, si è ridotto lo sviluppo economico, il movimento operaio e la sinistra (tutta) sono andati in crisi, è tornata ad allargarsi la forbice dei redditi, è rimasta una discreta copertura sociale nei servizi, ma è peggiorata la condizione lavorativa, la gestione politica- economica è diventata sempre più liberista, nel contempo è però aumentata l’omologazione culturale. Questa evoluzione sociale ha portato ad un progressivo restringimento della base politica di un partito classista come è per eccellenza un Partito Comunista, non tanto perché è calata la base sociale, cioè il lavoro dipendente che è sempre assai larga, ma è venuta a modificarsi nei rapporti sociali (frammentazione, precariato, concorrenza della forza lavoro), ed è soprattutto il lavoratore che ha cambiato la propria ideologia, intesa nel senso marxiano di coscienza sociale e culturale di se stesso. Ora la fase storica della crescita economica ed inclusione sociale è oggi in profonda crisi. E’ possibile riproporla, magari iniettando ulteriori dosi di liberismo, per dinamicizzare il sistema? La politica del centro-sinistra si è basata sull’idea che fosse possibile. Non è un caso che in tutti i programmi i termini “sviluppo”, “sostenibilità” e “coesione sociale” siano ripetuti in modo ossessivo. Il Prc al Congresso di Venezia è entrato in questa logica. Siamo diventati parte organica dell’Unione, con l’illusione di poter competere all’interno della coalizione, grazie alla spinta del “movimento”. E’ andata come si è visto. Occorre prendere atto che questa fase storica è finita. Il paradigma che recita: «I ricchi guadagnino pure tanto ma con la crescita rimane qualcosa anche per i poveri» non sarà più praticabile. Il Pil ristagna, la recessione è alle porte. E’ una recessione strutturale. Altre aree economiche stanno emergendo e fanno concorrenza serrata ai paesi vecchio-capitalismo, a ciò va aggiunto la crisi energetica ed ambientale che saranno il tratto caratteristico e drammatico di questo secolo. Se non è più possibile distribuire a tutti, allora la risposta più immediata diventa: «chi ha se lo tiene». Su questo assunto si creano alleanze interclassiste, che inglobano anche le classi sociali inferiori, perché sono venuti meno i soggetti politici e sindacali che difendono i loro interessi di classe. L’unica speranza che si intravede è la possibilità che nella piccola comunità si possa ridistribuire il surplus di ricchezza che un territorio ha rispetto ad altri. Non illudiamoci, questa tendenza si allargherà nel prossimo futuro. Ma è evidente che anche questo piccolo mondo “post anticomoderno” è una illusione e non potrà reggere e nella sua crisi ripropone la necessità di risposte sempre più alternative al sistema capitalistico. Le contraddizioni di classe tornano ad acutizzarsi. La società capitalistica in questa nuova fase non potrà ricomporre al proprio interno le contraddizioni di classe, come non potrà risolvere la contraddizione ambientale perché in definitiva è il suo sottoprodotto. Il Movimento Comunista è il movimento che nell’epoca moderna scaturisce dalle contraddizioni di classe col fine di superarle. La questione è come essere all’altezza dello scenario che si sta configurando, e come essere portatori di una soluzione alternativa. Il percorso che ci aspetta sarà lungo e duro, l’esito tutt’altro che scontato, inutile farci illusioni che diverranno delusioni e fonte di ulteriori disastri. Non esistono scorciatoie. Abbiamo necessità di apparire non più uguali ma più diversi, più definiti, non astrattamente alternativi, ma inseriti nelle contraddizioni della realtà, essere strumenti concreti di difesa quotidiana degli interessi delle classe sociali di riferimento, ma nel contempo essere portatori di una alternativa globale alla decadenza capitalista. Socialismo o barbarie non è solo uno slogan è l’unica alternativa del pianeta. Ecco perché dobbiamo rifondare un Partito Comunista.
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