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«L’essenziale è invisibile agl’occhi»

Luca Stanzione

Liberazione 15 luglio 2008

Vorrei fare un passo di lato, guardare tutti noi ad un passo di distanza. Corriamo il rischio di essere affetti tutti da una strana forma di licantropia. Di giorno: le nostre vite tra uffici, fabbriche, università, un ufficio del lavoro interinale, un supermercato. Di notte: nei circoli a presentare mozioni, imbarbariti tra l’accusa di un broglio e quella della menzogna, sospetto e paure. Paura del diverso, paura di chi è migrato fino a noi privo della cittadinanza comunista. Ma la nostra discussione è oggi bulimica di questa polemica. Il crocevia dei nostri ragionamenti deve essere: come restituire una forza politica al Paese, che si candidi, in primo luogo, a ricostruire un tessuto di civiltà, sul quale poter far vivere l’idea di una società alternativa. La sconfitta della Sinistra politica non è solo sconfitta elettorale ma la sconfitta della “direzione intellettuale e morale” del Paese. Una forza politica che si candidi ad invertire la forza egemonica delle destre. Per questa ragione dovremmo partire da noi. Un “noi” inteso come cittadini prima che come iscritti ad un partito.

L’Associazione Società Informazione ha appena pubblicato il “Rapporto sui diritti globali 2008” redatto da Cgil, Arci, Gruppo Abele e molte altre associazioni. Provo a mettere in fila alcune osservazioni: La Cgil ha un aumento di adesioni di 50.936 unità pari all’1,93%. Le iscrizioni di giovani sotto i 30 anni sono aumentate del 18%. Mentre aumentano gli iscritti giovani al sindacato l’Ires traccia la fisionomia di un giovane medio: individualista, il cui valore di riferimento è la “libertà individuale”. A distanza di un centinaio di pagine leggiamo: «Gli operai sono soli e, per altri aspetti, è solo il sindacato» nulla di sorpendente se non ci accorgessimo cosa significa tradotto in dati. Il Censis, in un’indagine, dimostra come la dimensione aziendale è un elemento di difficoltà per lo sviluppo di relazioni aziendali sane. Sulle quattro province prese in considerazione nel 77,8% delle aziende non sono presenti sindacati dei lavoratori. Eppure gli iscritti aumentano come abbiamo visto prima. L’indagine continua mettendo in evidenza l’esistenza di un rapporto direttamente proporzionale tra la dimensione dell’azienda e la presenza del sindacato. Qui dentro sta quella che Aldo Bonomi ha descritto come lo slittamento della produzione dall’industria al territorio diffuso, in altri termini l’era de il “lavoro dopo la classe”. Aumentano gli iscritti al sindacato e diminuisce la presenza del sindacato. Aumentano i giovani sindacalizzati, diminuisce la cultura della solidarietà.

Forse siamo nell’epicentro della crisi delle forme di aggregazione sociale per come le abbiamo conosciute fin qui. Una parte dell’americanizzazione della politica è questo: la destrutturazione della società e la lobbizzazione della politica. I legami sociali tra persone simili saltano e le forme di aggregazione che fin qui abbiamo conosciuto non sono più efficaci nella costruzione di senso di appartenenza. L’Arci, nella quale oggi faccio l’esperienza del Servizio Civile, se n’è accorta e apre un’indagine su se stessa che durerà due anni. Questa crisi è un pezzo della storia della sinistra non ancora descritta. Di tutto questo il nostro partito e la sinistra hanno bisogno di discutere. Non lo stiamo facendo. «L’essenziale è invisibile agl’occhi» diceva Antoine de Saint-Euxpéry, eppure è sotto agl’occhi di ognuno.

Il futuro del Paese e dell’Europa viene descritto dal “Rapporto sui diritti Globali 2008” con un’affermazione in Italia delle aziende medio piccole e con un ridimensionamento delle previsioni di crescita del Pil. Aggiungiamo una recessione economica in cui la situazione finanziaria internazionale è a rischio di implosione. Nel rapporto Isfol 2007 viene messo in evidenza come la metà dei nuovi posti di lavoro nel 2006 è a termine, e ad ogni anno che passa, il lavoro a tempo indeterminato diminuisce di un punto percentuale. In altri termini, la Sinistra deve attrezzarsi ad una perdita continua delle premesse nelle quali si costruiva e per questo non basta un buon programma di opposizione. Per parte mia penso che dovremmo partire dall’esistente. Se è vero che qualsiasi forma aggregativa della sinistra ha in sé una forma di crisi, e in Rifondazione la crisi più profonda; la partecipazione degli iscritti al nord dice della crisi del partito in questo contesto economico e sociale così particolare. Se questo è vero, dovremmo mettere al centro la persona prima del partito, dell’associazione. La sua voglia di decidere, di partecipare, di cambiare e il suo inverso: l’indifferentismo, per dirla con Calamandrei, che oggi sembra il tratto della maggioranza del Paese. Per questa ragione sommare le forze di opposizione è sommare contenitori che rischiano di essere vuoti, ammesso che qualcuno voglia farsi sommare. Avremmo bisogno di un nuovo umanesimo della sinistra denso del rispetto reciproco. In cosa si struttura nell’immediato non è dato saperlo. Ma dovremmo pensare la Sinistra come uno spazio pubblico in cui dare appuntamento a tutte le persone, un atto di comunismo della politica.

 

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