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documento 5 |
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Dopo Carrara, è tempo di passare dalle parole ai fatti |
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Ferruccio Nobili |
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Liberazione 10 luglio 2008 Va rifiutata la caricatura del congresso che viene accreditata da una propaganda grottesca. In questo congresso non si confrontano innovatori e conservatori, chi vuole andare oltre i recinti del partito e chi invece intende rinchiudersi nella difesa dell’ortodossia, chi vuole impegnarsi a costruire un processo unitario a sinistra e chi, al contrario, pensa a un partito autarchico, chiuso in uno “splendido” isolamento. Il problema è la direzione dell’innovazione e del rinnovamento. Non pensiamo che l’innovazione necessaria sia il ritorno al centrosinistra, che consideriamo una stagione conclusa ma la costruzione di una prospettiva autonoma per Rifondazione Comunista. Infatti, l’apertura cui guarda il Partito Democratico nei confronti della sinistra, è il recinto di una gabbia. Quella gabbia noi l’abbiamo rotta nel 1998. Pensare alla costruzione di un nuovo centro sinistra, di nuovo conio come afferma Sd o altro, è una prospettiva senza sbocco, anzi con un unico sbocco: rinchiudersi nella gabbia della subalternità politica e culturale nei confronti del Pd. Ecco, il congresso si dovrebbe pronunciare su questo e sulla prospettiva politica. Invece, svolgiamo una discussione tutta incentrata sull’identità astratta da questi contenuti cogenti. Ugualmente sul partito, il suo rinnovamento, assistiamo a una discussione del tutto separata, funzionale alla caricatura del congresso che si vuole rappresentare. Da una serie di interventi si vuole accreditare una discussione tra chi vuole un partito aperto, che esce fuori le proprie stanze e si apre alla società e chi, invece, pensa a un partito chiuso, un partito avanguardia, un partito militante, che guarda con sospetto chi sta fuori di esso. La polemica sul tesseramento è stata utilizzata per questa parodia. In realtà, quanto sta accadendo è quanto di più vecchio e conservatore vi sia, anche nella storia dei partiti. E ciò avviene, quando alla politica si sostituisce la pratica degli apparati che intendono prevalere in uno scontro che diviene guerra civile interna e controllo militare del territorio. In questo congresso, anche nel simbolico, stiamo dando il peggio. Abbiamo contrastato il voto utile all’esterno e lo pratichiamo all’interno. Abbiamo contestato la deriva plebiscitaria e l’elezione diretta del premier e c’è chi, nei fatti, la propone dentro il partito, affermando che così si sottrae l’elezione del segretario alla contrattazione tra le componenti del partito. Esattamente la stessa motivazione dei sostenitori del presidenzialismo. Confrontiamoci anche sul partito ma parlando di politica e mettendo a confronto tesi e proposte. Anche qui, allora, ci si rende conto che non siamo di fronte a innovatori contro conservatori ma a un confronto sulla direzione dell’innovazione da costruire. Proponiamo alcuni punti molto semplici da comprendere ma difficili da praticare. Noi diciamo applichiamo Carrara e i deliberati della Conferenza di Organizzazione. Dopo aver parlato, facciamo! La prima innovazione necessaria nella politica è che alle parole si sia in grado di far seguire i fatti. Su questi temi, invece, non c’è alcuna attenzione, pare che siano stati messi in dimenticatoio. Limite rigido di mandati nelle assemblee elettive e nelle istituzioni per rompere quella che a Carrara è stata definita la “separazione di carriere” tra compagne e compagni che svolgono un’intera vita nelle istituzioni e compagne e compagni che lavorano nel partito e nei movimenti. Rottura della struttura piramidale che vuol dire rovesciare il rapporto tra centro e territori, la possibilità di sperimentare forme della partecipazione che non ripercorrono lo schema generalista per cui dalla direzione nazionale ai circoli si ripropone lo stesso rito di funzionamento. Sconfiggere l’affacciarsi di comitati elettorali dentro il partito, fenomeni di subalternità istituzionale e di costituzione di gruppi di pressione e di potere interni. Giungere fino ad affrontare ed eliminare il tema delle differenze e delle disuguaglianze di qualsiasi carattere, anche di natura economica, tra i vari livelli del partito e con chi svolge un ruolo nelle istituzioni. Insomma, un piano generale di rinnovamento del partito che sta dentro una visione generale della politica e della società. Praticare all’interno quella rivoluzione egualitaria e di libertà che vogliamo realizzare nella società. A questo, aggiungiamo, due punti che vanno oltre Carrara ma che stanno dentro la medesima lunghezza d’onda. Rendiamo la democrazia di genere fondante della natura del partito: due portavoce, una donna e un uomo a tutti i livelli di rappresentanza, a cominciare, naturalmente dalla funzione di segretario/a nazionale. Poniamo un limite di mandato (secondo noi non oltre due interi) per tali funzioni di rappresentanza apicali (a cominciare naturalmente da quello nazionale). Sarebbero due segnali di grande valore simbolico generale: affermeresti un’altra visione del società e del mondo che contrastano la deriva leaderistica e l’americanizzazione.
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