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documento 2 |
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Pochi voti nel nord ma a Pieve Alegre vince la partecipazione |
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Salvatore Amura responsabile nazionale Politiche Nuovi Municipi Prc |
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Liberazione 10 luglio 2008 Si è fatto un gran parlare e non solo in questi giorni e in queste settimane del proliferare del tesseramento, soprattutto evidenziando in maniera sospetta la crescita presunta e abnorme di alcuni circoli delle federazioni di Napoli, Bari e Reggio Calabria a questo si riferiscono le accuse più rilevanti. Ma vorrei provare a fare un ragionamento diverso, provando a comprendere cosa stà realmente accadendo e quali prime analisi si possono fare dello svolgimento di questo congresso, forse della nuova rifondazione. Al di là di quanto si è detto, è necessario evidenziare che in moltissimi di questi casi i congressi sono durati alcuni giorni, con l’intervento di decine di compagne e compagni, con scontri, confronti, analisi diverse e contrapposte, cioè partecipati, diffusi, aperti. Per tanti anni, almeno da Genova in poi passando per Porto Alegre, avevamo puntato molto sulla partecipazione del basso, sull’idea che si realizza attraverso l’attivazione di nuovi istituti di decisione che affiancano gli istituti di democrazia delegata, allargati al maggior numero di attori rappresentativi di un contesto sociale ed economico, per la promozione “statutaria” di disegni di futuro localmente condivisi. Tra l’altro questa partecipazione in merito soprattutto agli iscritti del 2007 si è rilevata scarsamente in aumento, smentendo di fatto il rischioso e deprecabile meccanismo del “cammellaggio” che tanto è stato denunciato come elemento di degenerazione delle regole della nostra casa comune, ma ben diversa è stata la questione quando questi rilievi sono diventate accuse di collussione con entità criminali, che hanno offeso e colpito le tante sensibilità del nostro popolo, con evidente smarrimento soprattutto in quel sud dove è fin troppo chiaro che quelle compagne e quei compagni che si impegnano nella quotidiana lotta politica, si scontrano quotidianamente con fenomeni mafiosi e di malaffare e forse questo avrebbe dovuto impegnarci tutti in un attenzione più forte. In questo contesto si sono anche inserite le accuse di spiccato leaderismo, soprattutto per la “presunta autocandidatura” del compagno Niki Vendola, ricordo primo firmatario della seconda mozione e chiaramente indicato alla compagne e ai compagni all’atto della loro complessa e articolata scelta, come candidato alla segreteria, un gesto di vicinanza, di attenzione e trasparenza, un gesto coraggioso, imponente se consideriamo che è attualmente impegnato nella funzione di Presidente della Regione Puglia, un gesto generoso, messo a disposizione di tutta la nostra comunità. Ma la notizia vera è quella della scarsa partecipazione soprattutto al nord, questo riporterebbe un attento cronista, siamo a più del 80% dei congressi di circolo e con diversi congressi di Federazione già svolti, definendo di fatto l’assise del congresso nazionale, per la parte di valenza territoriale, il rilievo è fortemente preoccupante, che ci dovrebbe preoccupare tutti. Alle previsioni attuali nelle 7 regioni del nord il numero dei partecipanti non dovrebbe superare 13000 iscritti (con un totale degli iscritti possibile di 19000 unità) una media congresso molto scarsa, circa 14/15 iscritti e votanti che hanno direttamente partecipato alle assise, con congressi che si sono svolti tra pochi intimi, immaginate che in tanti congressi della mia Federazione, quella di Milano in una media comuni di 25000 (30000 abitanti i partecipanti in media erano 9/10, veramente triste. Ma forse taluni dirigenti del nostro partito hanno deciso volontariamente di chiudere questi spazi, di limitare la partecipazione, di congelare la triste, disorientata e affranta base del Nord del Prc sotto i colpi di Lega e Berlusconi da più di 15 anni, in un apatia continua che ci ha fatto perdere consenso e soprattutto la necessaria sensibilità per interpretare i cambiamenti del laboratorio del nord, in linea e in sintonia con i processi di globalizzazione mondiale. Se fosse stata in campo questa strategia e i dati in parte avallano questa riflessione, sarebbe il suicidio forzoso di rifondazione comunista, un avvelenamento sistematico dei pozzi, dalle conseguenze imprevedibili, se è possibile ancora, fermiamolo. E mai come oggi rischiamo di finire sempre più al margine, di non riuscire a produrre una proposta credibile, sul tema dei diritti, della precarietà, del territorio, solo per riproporre alcuni temi, per tutto questo era da allontanare come la peste, questa vulgata di oscurantismo, di chiusura degli spazi, di innalzamento di steccati, fortilizi, piccoli orti ben coltivati, di cultura dell’odio, del sospetto del rancore, che forse hanno permesso una gestione “maggiormente controllata” ma sicuramente più scontata, e sicuramente inattesa, la partecipazione al nord non c’è stata, dal 28 luglio tutti insieme dovremmo pensare a come rilanciare il nostro partito, partendo soprattutto da qui.
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