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La sostanza, l’aggettivo, un’altra Rifondazione è possibile

Claudio Bettarello

Liberazione 8 luglio 2008

“Un’altra Rifondazione è possibile” era il titolo simbolico che, nello scorso Congresso, caratterizzava l’allora IV mozione. Per molti, una speranza ed un impegno di lavoro politico ma, in primo luogo, una possibilità di scelta, sorretta da una precisa analisi della fase, dei rapporti di forza tra le classi e dello stato del partito, che veniva offerta a tutte/i le/gli iscritte/ in un passaggio fatale. Quella che oggi si ama definire “la strategia decisa a Venezia” altro non era, infatti, che il culmine di un percorso che, almeno dal dopo referendum sull’art.18, aveva già prodotto danni gravissimi all’identità ed alle strategie del Partito. Proseguire su quella strada sarebbe stato esiziale, in primo luogo (ma non solo) per la sciagurata scelta governista.

Come noto, la maggior parte degli iscritti preferì seguire altre strade che, inevitabilmente, ci hanno portato sino a qui. Sono stati anni di scelte moderate e banali, condite però da torrenti di innovazione, progetti di soggettività une e trine, astrusi verbalismi, mistiche del fare senza mai verifica. Come altrettanto noto, molti dei compagni che avevano proposto l’altra rifondazione possibile prima o poi se ne sono andati, rispondendo negativamente alla questione da loro posta. Tante buone ragioni, ovviamente, ma anche qualche errore di troppo: nei tempi, nelle modalità e, soprattutto, nella rigidità (sospetta) di un’analisi che, per quanto corretta, necessita sempre di un costante aggiornamento.

Personalmente, con altri, ho invece ritenuto necessario attendere il congresso (per quanto più volte scippato) e cioè il luogo deputato in cui una risposta definitiva in merito (rivedendo o meno le loro posizioni) l’avrebbero potuta dare i militanti del Prc. Ora ci siamo e, paradossalmente, quanto accaduto fa sì che la necessità di una nuova rifondazione sembra essere diventata un’esigenza condivisa pressoché da tutti. Ma in quale direzione? La sostanza diventa l’aggettivo della rifondazione e le condizioni affinché questa volta la scelta sia quella giusta sono molto stringenti. In primo luogo, occorre che gli iscritti sappiano esprimere un giudizio drastico su un gruppo dirigente che ha fallito clamorosamente. Certo, le responsabilità sono diverse tra quanti (pochi) hanno deciso e quanti (davvero troppi) si sono limitati ad alzare (sempre) la mano, ma il nuovo Partito deve chiedere a tutti di rifiatare, almeno per un turno.

Sento pronunciare frasi quali «ma perché dobbiamo contarci?», «non facciamo una resa dei conti» o addirittura «usiamo tra di noi la tenerezza del rivoluzionario». Ci dobbiamo contare semplicemente perché questo gruppo dirigente rifiuta di farsi da parte spontaneamente e anzi si propone di guidarci verso nuove avventure. E, in quanto alla tenerezza, non ne ho vista quando si è trattato di espellere Turigliatto, di escludere le minoranze cattive dagli incarichi esecutivi o dalle teste di lista elettorali, di rinviare il congresso, di cancellare falce e martello, definendo i militanti che protestavano fuori dalle stanze del Cpn nostalgici e avversari politici.

In secondo luogo, è necessario che gli iscritti sappiano dissipare le cortine fumogene che questa repentina e strana rottura del gruppo dirigente sta alzando nella nostra discussione. Al di là della durezza dello scontro verbale e personalistico tra i diversi pezzi della precedente maggioranza, la direzione di marcia proposta dalle due mozioni che tendono a monopolizzare il dibattito è sempre meno distinguibile. Se, da un lato, è ormai chiaro (oltre ogni ragionevole dubbio) il progetto strategico del nucleo duro del bertinottismo, che comporta, in tempi rapidi, il superamento dell’autonomia del partito e della sua identità comunista (verso l’arcobaleno e oltre!!), dall’altro lato, pur tra differenze interne non marginali, si contrappongono essenzialmente tempi e modalità più soft ed un atteggiamento più furbetto che punta ad intercettare (e neutralizzare) gli umori profondi del Partito. E, tuttavia, la sostanza non cambia come dimostra la riproposizione delle alchimie organizzative e delle tante possibili declinazioni del soggetto unitario e plurale.

Del resto, come si potrebbe altrimenti proporre un congresso “a tesi”, sostenendo che “se ne poteva votare assieme 10 su 11”, o ipotizzare, per il dopo, alleanze e percorsi comuni, guardando sempre e solo alle forze arcobalene, e mai ai soggetti comunisti e/o anticapitalisti? Di fronte al disastro odierno, non servono brodini ricostituenti ed autocritiche a denti stretti: serve una radicale inversione di rotta come quella auspicata e tracciata dalla “Mozione dei 100 Circoli”, la vera alternativa che il Congresso propone. Una strada molto difficile ma praticabile e, nel contempo, necessaria se si vuole per davvero salvare il Prc dallo spappolamento, reinvestendone il patrimonio di idee e di militanza nella parallela ricostruzione di un forte partito comunista e di una diffusa sinistra anticapitalista. La sostanza dell’altra rifondazione possibile, oggi, non può che essere questa.

Per motivi di spazio, lascio alla lettura del testo l’approfondimento della proposta. Precisando tuttavia che, per quanto mi riguarda, tre sono le condizioni preliminari che devono caratterizzare sia, nell’immediato, il rilancio del Prc, sia il processo di rifondazione/ricostruzione di un partito comunista: la democrazia ed il pluralismo interno; un profilo di opposizione strategica verso i governi e le politiche sia di centrodestra che di centrosinistra; il riconoscimento che l’identità comunista del partito non si proclama a tavolino o rimirandone i simboli (che pure vanno difesi e rispettati) ma si costruisce giorno dopo giorno nel vivo del conflitto sociale e nel rapporto con i movimenti. A me pare che tutte e tre queste condizioni siano correttamente impostate nella III mozione e che ne arricchiscano l’asse centrale di ragionamento basato sul riconoscimento che un forte Partito Comunista è necessario e che è ancora possibile (indispensabile?) che Rifondazione ne sia il fulcro ed il motore.

 

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