documento 2

Il coraggio delle scelte

Massimo Cariello assessore al Lavoro e alle Politiche Giovanili Prc Provincia Salerno

Liberazione 8 luglio 2008

Può sembrare stupido in questo momento del paese, in questa sorta di cortina fumogena che avvolge la democrazia italiana, tra pestaggi di destra e prefetti e commissari straordinari sotto inchiesta, casi nazionali, avviare il percorso e concentrarsi sul congresso del nostro partito. Possono sembrare due momenti diversi, due questioni dissimili, ma non credo sia così. In questo momento in cui ci danno i salari più bassi d’Europa, la crescente disoccupazione, in un paese che a sentire i due poli non deve neppure usare la parola “precarietà”, diventa difficile fare un congresso. Ho sentito molte voci dire che infondo il congresso lo si fa perché bisogna farlo, che serve a cambiare qualcosa ma non tutto, che dobbiamo mandare tutti a casa. A questo mi sento solo di rispondere che un congresso va fatto con molta responsabilità. E che bisogna usare i toni giusti. Ma non intendo perdermi tra buonismi ed appelli: credo profondamente al senso di comunità che ha questo partito, in cui molte battaglie abbiamo combattuto, vinte o perse che siano state. Sono proprio le tante battaglie che formano un sedimentato, un senso di appartenenza che va al di là di un congresso che sceglie la linea politica, ma che il giorno dopo ci vedrà ancora tutti uniti. Sebbene nel processo della Sinistra l’Arcobaleno ci siano stati numerosi errori non è detto che il nostro obiettivo oggi non sia quello di “costruire” un pensiero di sinistra che raccolga tutte le istanze di quel popolo che ha dato il voto utile ma che oggi ha già capito la sua inutilità, spento tra i mea culpa di Veltroni e company e la loro “non-opposizione”, di quelli che si sono astenuti perché non avevano neppure capito il nostro linguaggio, non sapevano cosa volevamo fare.

Sarebbe troppo facile oggi girarci verso di loro e con aria presuntuosa dire che non hanno capito, dirgli che non l’hanno voluta costruire loro questa sinistra e che adesso e meglio che stiano a casa a subirsi questo governo e le destre per i prossimi dieci anni. Tutte le cause che hanno indicato i compagni e le compagne della base hanno sempre un aspetto esatto. Questo ci ha fatto capire che il processo della Sinistra Arcobaleno è stato davvero fallimentare, non solo perché calato dall’alto, ma perché ha interrotto quel solco che avevamo scavato e che iniziava a dare dei frutti veri, quel solco che si chiamava Sinistra Europea e ci aveva portato a cavalcare l’onda delle elezioni del 2006. Ma quanto di più distruttivo Sinistra Arcobaleno lo ha dato sui territori, sviscerato tra le beghe della politica del quartiere, tra personaggi inventati e referenti dell’ultima ora. La Sinistra Arcobaleno doveva essere una prova di maturità della Sinistra Italiana, invece è diventata la sconfitta di gruppi dirigenti e non solo. Una sconfitta di tutti… ma soprattutto la grande colpa di non averne dato delle chiavi di lettura al nostro stesso popolo.

E’ questo il motivo per cui con altri compagni decido di sostenere la seconda mozione, quella di Vendola, quella che non reputo “saccentemente” la migliore delle altre, perché penso che oggi tutte possano dare un aiuto ed un aspetto della lettura della fase politica interessante. Ma oggi la reputo una scelta coraggiosa. Un coraggio che non vedo negli altri documenti. Una scelta dettata dalla capacità di parlare alla nostra gente, rompendo questo silenzio che ci circonda. Dobbiamo essere coraggiosi e non perdere quello che è diventato un aspetto del nostro dna, quel percorso di “meticciato” che negli anni ci aveva fatto diventare un partito diverso dagli altri, che ci faceva percepire più di un simbolo, una “piccola” ma allo stesso tempo grande sicurezza. La nostra innovazione culturale nel fare politica, è quello il valore inestimabile, il punto di non ritorno da cui partirei in questo congresso. Io con altri compagni vogliamo riannodare i fili di quella esperienza, ricreare quel clima che aveva circondato la Sinistra Europea; vogliamo riannodare i fili perché se pensiamo che oggi ci sia bisogno di una vera Sinistra in Italia, perché non darei neppure questo per scontato, non saremo “solo noi” ad avvertirne il bisogno ed a crearne l’essenza.

Avremo bisogno di un coro a più voci, fatto di soggetti “reali”, a cui dobbiamo far capire subito che saranno i protagonisti di questa nuova stagione. E’ proprio questa apertura che mi ha fatto scegliere la seconda mozione. Troppo facile un ripiegamento “identitario” su se stessi, seppur celato bene, io voglio avere il coraggio di portare avanti le scelte che avevamo fatto, prendendomi tutte le responsabilità. Non ho mai pensato che Rifondazione potesse essere sciolta, ed oggi più che mai, ma non sarei stato d’accordo neppure se la Sinistra Arcobaleno avesse superato l’8 per cento. Il fallimento della Sinistra Arcobaleno non è solo un dato elettorale. Non sono i simboli in questa confusa fase storica e politica del nostro paese che dettano i cambiamenti e le innovazioni ma lo sono più che mai le idee. La mia idea insieme ad altri compagni di Salerno di Partito è sempre quella di intenderlo come strumento, questo partito, ed è per questo che in una costituente di Sinistra, o quello che sarà, lascio a noi tutti la scelta del termine da usare, il nostro partito non perderebbe mai la sua identità ma ne sarebbe il perno, col suo portato di storia, di esperienze e di soggetti reali. Voglio avere il coraggio di essere il fulcro di una discussione di sinistra in questo paese. Ora in questi anni futuri. E non mi sembra impresa da poco. 

 

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