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Lettera aperta alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista

Alberto Burgio, Laura Marchetti, Citto Maselli, Enrico Melchionda, Lidia Menapace, Pasquale Voza

Liberazione 3 luglio 2008

Care compagne e cari compagni,

siamo in un momento molto delicato del nostro percorso congressuale, in un frangente che impone a ciascuno di assumersi per intero le proprie responsabilità politiche e anche morali. Per questo scriviamo oggi questa lettera, che rivolgiamo a tutte le compagne e a tutti compagni di Rifondazione Comunista, a cominciare da coloro che aderiscono alla mozione Vendola.

Intendiamo parlarvi della questione del tesseramento: questione scottante, scabrosa, sulla quale parte della stampa ha cercato di speculare per mettere il nostro partito in cattiva luce. Noi abbiamo giustamente reagito contro queste strumentalizzazioni, tese a diffamare Rifondazione descrivendola come un luogo di corruzione. Ma sbarrare la strada a campagne diffamatorie non implica certo ignorare un problema che viene aggravandosi ogni giorno di più, e che rischia di alterare seriamente il risultato del nostro Congresso.

Perché diciamo questo? Permetteteci, in primo luogo, di evocare alcuni episodi nei quali – come si dice – i fatti parlano da soli. Vi sono circoli nei quali il numero delle tessere è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno. Vi sono territori nei quali il partito registra un numero di iscritti pari al 75% dei voti raccolti dalla Sinistra alle ultime politiche. Vi sono congressi nei quali – in seguito all’esplosione delle nuove iscrizioni – ha votato l’80% degli elettori della Sinistra l’Arcobaleno. E ai quali hanno preso parte – talvolta svolgendovi ruoli influenti – iscritti e persino dirigenti di altre formazioni politiche. Quasi tutti questi congressi si sono svolti nel Mezzogiorno (in particolare in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata). E tutti hanno visto una schiacciante affermazione della mozione Vendola.

Naturalmente questi sono soltanto alcuni aspetti del problema. L’elenco potrebbe essere ben più lungo. Ma riteniamo opportuno fermarci qui, per trarre qualche rapida considerazione. In alcuni dei casi citati sono state commesse violazioni del regolamento che hanno dato adito a ricorsi sui quali giudicheranno gli organismi congressuali. In altri casi, invece, le regole sono state formalmente rispettate, ed è soprattutto su questi che vorremmo invitarvi a riflettere. Basta – vi chiediamo – attenersi alla lettera di una regola? O non occorre anche, per ritenere di avere ben operato, rispettarne lo spirito?

Come ricorderete, abbiamo deciso insieme di consentire la partecipazione al congresso anche ai nuovi iscritti per dare un segnale di apertura. Rimaniamo convinti che si sia trattato di una scelta giusta, soprattutto in un momento nel quale la politica appare distante anni luce dalla società, chiusa su se stessa, indifferente ai drammi che si consumano fuori dalle mura del Palazzo. Ma questa norma di tutela democratica che cosa ha a che vedere con l’iscrizione in extremis di decine e decine, talvolta di centinaia di persone? Che rapporto c’è tra la giusta istanza della partecipazione e il lavorio organizzato di apparati e rappresentanze istituzionali volto a moltiplicare le iscrizioni allo scopo di prevalere nelle votazioni dei congressi?

Nella mozione Vendola si parla ripetutamente di democrazia. Da comunisti, sappiamo che le parole possono essere usate come maschere per nascondere l’opposto di quel che significano. Vi chiediamo: che cosa c’è di più antidemocratico del negare a una comunità il diritto di decidere del proprio futuro? Questo oggi rischia di accadere, se lasciamo che l’esito del congresso sia condizionato dal voto di chi ha preso per la prima volta quest’anno – appena qualche giorno fa – la tessera del Prc. Che cosa diremo alle compagne e ai compagni che il nostro partito hanno costruito e sostenuto in tanti anni di lavoro e di generose battaglie? E in quale partito ci ritroveremo, dopo il congresso, chiunque abbia prevalso, se non fermiamo subito questa sciagurata operazione, del tutto estranea alla storia dei comunisti e del movimento operaio?

Potremmo dirvi ancora diverse cose. Ricordarvi che un principio basilare della nonviolenza imporrebbe di evitare i mezzi che contraddicono il fine. Rammentarvi la cura che tutti insieme ponemmo, in occasione della Conferenza di Carrara, nel denunciare il nefasto operato dei «comitati elettorali». Richiamarvi all’evidenza che simili pratiche non aiutano certo a salvare il partito – né a rafforzare la sinistra italiana – e rischiano invece di esasperarne la crisi.

Preferiamo fermarci qui, confidando nel vostro ascolto e nella vostra sensibilità. Per questo vi proponiamo quella che a noi e a tanti pare oggi una possibile via di uscita dall’impasse in cui ci troviamo. Ci riferiamo alla proposta, formulata qualche giorno fa dai compagni della quinta mozione, di fermare il tesseramento 2008, utile al voto nel congresso, a dieci giorni prima del primo congresso di circolo.

Sappiamo bene che nessuno, nel corso di una competizione, può imporre regole diverse da quelle stabilite all’inizio. Ma crediamo anche che, di fronte a degenerazioni impreviste – dinanzi a un uso distorto del tesseramento che non ha precedenti nella storia di Rifondazione Comunista – si impongano gesti di saggezza. Del resto questa proposta mira soltanto a restituire piena autonomia alla nostra comunità politica, impedendo che fenomeni anomali risultino determinanti per l’esito del congresso. E non discrimina alcuno, se non chi intende approfittare delle nostre regole per stravolgerle.

Per questo crediamo che sarebbe un grave errore non accoglierla. Ovviamente, a nostro parere, non è una decisione che possa essere assunta a maggioranza. Essa deve ottenere il consenso di tutte le mozioni. Per parte nostra, noi la sottoscriviamo e riteniamo che sarebbe un atto di grande rilievo che tutti, a cominciare da Nichi, facessero altrettanto. Per ricostruire il senso di appartenenza alla nostra comunità politica, per il bene di Rifondazione Comunista.

 

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