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documento 5 |
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Appello Disarmare Rifondazione per ripartire dalla società |
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Liberazione 24 giugno 2008 Siamo un gruppo di iscritti a Rifondazione Comunista che da anni condividono in vari modi l’esperienza e le iniziative di Carta e dei Cantieri sociali. Alcuni hanno contribuito attivamente al percorso fin dalla sua fondazione, dalle presentazioni pubbliche del progetto in cui si raccoglievano le prime quote per fondare il giornale. In questi anni ci siamo sforzati di tenere assieme la militanza in Rifondazione con le nostre multiple militanze nei tanti movimenti a cui abbiamo partecipato. Non è stato sempre facile. Abbiamo vissuto momenti intensi e bellissimi, periodi in cui quella doppia appartenenza ci è sembrata la cosa più naturale del mondo. In cui tutto fluiva in perfetta coerenza. E altri momenti in cui abbiamo percepito le strade divaricarsi fino a lacerarci, noi che continuavamo a voler tenere assieme i percorsi. Questo doppio osservatorio ci ha permesso di leggere il rapporto partito/movimenti in maniera soggettiva e oggettiva allo stesso tempo. Di viverlo più che di osservarlo. La Sinistra Europea, con tutti i suoi limiti e le difficoltà, ci era parsa un onesto e valido tentativo di costruzione di una modalità politica adatta alle sfide che si ponevano. Abbiamo assistito sgomenti all’abbandono di quella esperienza in favore di una aggregazione di ceti politici. Ma anche in quel percorso abbiamo provato a salvare un’idea, lavorando all’aggregazione dal basso di un soggetto nuovo, capace di accogliere una ampia comunità al di fuori delle sedi dei partiti. Tuttavia, dal nostro doppio osservatorio, abbiamo percepito la frattura maturata nel tempo tra i partiti e i movimenti. Un percorso durato anni, dall’inizio della Rifondazione, passando per Genova e i Social Forum, attraversando le contaminazioni con i soggetti più diversi, dai centri sociali alla Rete Lilliput, dai missionari ai comitati territoriali, ci è parso sgretolarsi in pochi giorni, sotto il pesante e dirompente imporsi di tutto il “vecchio” che avevamo lasciato alle spalle. Oggi Rifondazione affronta un congresso lacerante. Uno scontro tra gruppi dirigenti che molti iscritti non riescono a capire, e meno che mai chi osserva la vicenda dall’esterno. Tre anni dopo un congresso dedicato alla Nonviolenza ne stiamo celebrando uno all’insegna della Violenza più cruda. Schieramenti militari, cordate, tesseramenti dell’ultima ora, truppe cammellate, insulti e denigrazioni…tutto il peggiore repertorio della peggiore politica si sta materializzando dentro un partito che tutto questo diceva di esserselo lasciato alle spalle. Dentro questa vicenda ci siamo casualmente resi conto che, senza alcuna preordinazione e organizzazione, noi che abbiamo fatto questo comune percorso accanto a Carta, ci siamo riconosciuti nella quinta mozione congressuale intitolata “Disarmiamoci: liberi/e, pacifici/che per un congresso di discontinuità e radicalità”. E’ un documento oscurato dalla polarizzazione personalistica tra Nichi Vendola e Paolo Ferrero, tanto che molti compagni di Rifondazione nemmeno sanno che esiste e probabilmente nemmeno la leggeranno. Considerandola una mozione minoritaria molti la evitano anche pensando alla prossima composizione dei gruppi dirigenti, e magari alle prossime liste elettorali ai vari livelli. Ci siamo resi conto che non è un caso se ci ritroviamo come aderenti a “Disamiamoci”. In primo luogo è l’unico documento che considera i movimenti come un soggetto con il quale dialogare alla pari. Mentre le altre mozioni si accaniscono sul “contenitore”, interpretando il congresso come occasione per definire quale debba essere il futuro ed il modello della sinistra, per poi servirlo bello e pronto al mondo esterno. “Disarmiamoci” inverte la logica e chiede di sospendere la nostra discussione tutta interna e aprirne invece una più ampia, nella società, dal basso, per trovare tutti assieme una risposta al momento drammatico che stiamo vivendo. Per questo propone di non eleggere nemmeno un/a segretaria/o, ma di istituire un organismo collegiale che gestisca questa fase. Oltre a questo è il documento che maggiormente riconosce e valorizza il percorso di innovazione di Rifondazione, che propone di riprendere l’iniziativa sulla Sinistra Europea, che fa proposte chiare sulla democrazia di genere e sul rapporto con i territori. In sostanza, fina dal titolo, “Disarmiamoci” riparte dalla Nonviolenza, non declinata come slogan, ma come pratica attiva a partire dai rapporti interni allo stesso partito. Propone con forza di recuperare coerenza tra il dire e il fare, perché la sconfitta della sinistra è in primo luogo frutto dell’ambiguità.
Firmatari: Fabio Alberti Un ponte per Michele Altomeni Cantieri Sociali Marche consigliere regionale Marche Paolo Cacciari, fondatore di “Carta” Valeria Castelli segretaria circolo Prc Esquilino-Monti, Roma Marco De Mattia, educatore di strada Mariano Fresta circolo di Montepulciano Roberto Morea AltreVisioni Street tv Città dell’Altraeconomia Massimo Rossi presidente Provincia di Ascoli Piceno Stefano Trovato operatore sociale
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