documento 3

Senza la sinistra comunista, nessuna alternativa

Adriana Miniati, Nino Moscato, Marco Checchi, Arrigo Orioli circoli critici di Firenze 

Liberazione 19 giugno 2008

Senza se e senza ma, il gruppo dirigente del Prc, nella sua totalità, sia perché responsabile in prima persona, sia perché mai nessuno si è opposto a questo processo, ha realizzato il completo fallimento della linea di Venezia. Il partito di lotta e di governo che ha costruito l’Unione senza troppo badare ai contenuti, che ha mirato ad assicurarsi un ruolo di prestigio, piuttosto che rafforzare la propria compagine di governo, è divenuto un partito di lotta massmediatica e di sottogoverno. E tuttora, costoro, presenti nelle tre mozioni congressuali in cui si è divisa la ex maggioranza, la mozione Ferrero, quella Vendola e quella De Cesaris, si ostinano a rimanere nei governi locali dell’Unione, Napoli e la Campania della emergenza “mondezza “incluse. (Ci sono cinque mozioni, ma alla base del Partito non è ancora chiaro che il gruppo dirigente, colluso con la disfatta elettorale, si vuole spartire ciò che resta del partito, suddividendosi in ben tre opzioni - di poco - diverse fra loro, per attrarre, nell’ambiguità politica, iscritti stanchi, esausti, ma ancora illusi che con questi dirigenti si possa ricostruire l’unità del partito comunista, benché essi mai pronuncino questa parola o, se la dicono, è per parlare - come ha fatto Ferrero - di “tendenza politica”).

In effetti, già nell’Unione era inscritta la nostra “inutilità”, mentre Veltroni nel suo disegno bipartitico ci scavava la fossa. E’ bene ricordare che se non ritroviamo il senso del far politica, rischia di scomparire una forza comunista, per far posto, magari a gradini, ad una forza di sinistra esangue. Si è arrivati, ora, a questo appuntamento del Congresso con un partito in profonda crisi interna, precipitata più giù in questa fase di governismo, che ha esaltato i gravi vizi che avevamo già: leaderismo, burocratismo, opportunismo, antidemocraticità, istituzionalismo. Alle elezioni in queste condizioni, i cittadini non potevano non punirci con il voto. Fa impressione l’entità della sconfitta, ma su questo pesano le cause strutturali, che hanno, ben prima e sul piano culturale, consegnato il paese nelle mani delle Destre, la cui egemonia, legata alle profonde trasformazioni sociali avvenute nell’ultimo ventennio, e in cui la classe lavoratrice è stata destrutturata e desolidarizzata, la società precarizzata e in preda a nazionalismi e guerre tra poveri.

Viviamo, con tutta evidenza, una fase reazionaria, aggravata dalla sconfitta storica subita dal movimento comunista, palesatasi ben prima del crollo dell’Urss. Solo il movimento comunista nella storia del ‘900 ha saputo contrastare le fasi reazionarie dell’imperialismo e noi crediamo che di una forza comunista continui ad esserci necessità , per riuscire a contrastare una crisi della società capitalista così grave. Ma ci preme sottolineare l’ingloriosa morte del Pci, se i liquidatori, anziché costituire una forza socialdemocratica, in linea con la loro storia, hanno voluto separare la loro strada da quella del movimento operaio, ponendosi il tema della governabilità separato da quello della rappresentanza. Il risultato è una forza centrista e moderata, liberale, a vocazione di governo, che ha finito con il consegnare il paese nelle mani delle Destre.

Oggi si vede con nettezza la colpa del Prc: non aver saputo trasformare i grandi entusiasmi della sua genesi e della fase movimentista dell’opposizione alla guerra e alla globalizzazione in un percorso di ricostruzione di un partito comunista. E infatti questo è il compito centrale che il Congresso dovrebbe porsi e conseguenti sono le responsabilità: attuare finalmente la rifondazione/ricostruzione di un partito comunista. Sbaglia chi, come Vendola, si pone unicamente il problema del soggetto della Sinistra, in totale continuità con la linea della disfatta. Senza una sinistra comunista che lavora per l’alternativa e che, per vocazione unitaria e capacità di radicamento e lavoro di massa, è lievito per l’intera sinistra, senza di ciò, la Sinistra senza aggettivi è solo l’ala sinistra del parlamento borghese, una sinistra d’opinione, ben ancorata in qualche nicchia istituzionale. Su questa strada troveremo solo nuovi “Arcobaleno “e nuove “Unioni”, mentre il Prc deve radicarsi nella società, fra i lavoratori e i movimenti di lotta, piuttosto che nelle istituzioni ed essere alternativo al Pd, se vuol recuperare un ruolo da protagonista.

Per questo occorre costruire un grande partito comunista, con un grande progetto, che sappia praticare nelle lotte l’unità possibile della sinistra, senza perder tempo a parlar di vuoti contenitori politicisti, anche in forme confederali, come fa la mozione Ferrero-Grassi. La nostra mozione, I cento circoli, insieme a questi elementi, indica anche la necessità di recuperare il protagonismo della base del partito, della sua vita democratica, della creazione di gruppi dirigenti capaci di lavoro collegiale e di orientare con responsabilità il corpo del partito, indica la necessità di aggregare, piuttosto che di dividersi, quanti fra gli iscritti chiedono discontinuità e chiarezza di linea politica, sia che siano compagni delusi dalla linea di maggioranza che quelli delle altre ex mozioni congressuali.

Ci stupiscono, dunque, i compagni della ex mozione 4 che hanno preferito una sorta di purezza ideologica, piuttosto che unirsi a noi, nel percorso avviatosi con l’appello degli Autoconvocati di Firenze, diventato un movimento con dignità nazionale e che ha saputo costituirsi come una nuova Area congressuale, come se la crisi del partito, che rischia di ucciderlo, sia cosa poco importante, a fronte del richiamo dei sacri principi di un’ortodossia minoritaria.

 

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