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documento 5 |
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Ricostruire la nostra presenza nella società, come un Caracol |
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Rossana Piredda circolo Rifondazione Comunista di Atzara, federazione di Nuoro |
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Liberazione 17 giugno 2008 Tutti i documenti congressuali raccolgono al loro interno la critica e l’autocritica, tutti convergono sul reale allontanamento della politica dalla società. Sul che fare tutti riconoscono l’esigenza di rifare politica nelle strade, dal basso e ricominciare la nuova fase del Partito della Rifondazione Comunista, poi nella fase di che struttura dare al Partito le posizioni divergono e in alcuni casi assumono, e le cronache in questi giorni ne hanno dato davvero spazio, non solo su Liberazione, una contrapposizione che va oltre quella politica, per finire ad alimentare quel clima di resa dei conti che molte e molti di noi speravamo fosse superato. Ho già detto altre volte che non credo sia stata solo la nostra partecipazione al Governo Prodi a farci bersaglio principale di questa sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile. Io avevo votato il primo documento convinta che la svolta che si era decisa al Congresso di Venezia fosse giusta: provare con la partecipazione al Governo; d’altronde lo facciamo anche quando ci candidiamo ad amministrare le nostre piccole realtà, a volte ci riusciamo, a volte il cammino è molto più complicato, ma lo votai anche per quel ”nuovo” che nella struttura di un Partito Comunista si affacciava per la prima volta e cioè la nonviolenza e la questione di genere. Le parole non hanno seguito la pratica, questo è un dato di fatto, visibile nella conduzione del Partito della quale non do assolutamente colpa ai soli dirigenti/e nazionali. In tutto questo tempo però lo stare e fare società ci è sfuggito di mano, tutto è stato veloce, troppo veloce. Siamo stati immersi nei Cantieri Sociali e neppure là ci accorgevamo che il più delle volte stavamo parlando a noi stessi, nella frustrazione di stare in un Governo che disattendeva il programma firmato e che vedeva antagonisti il Prc invece che Confindustria e i Poteri forti. Poi le elezioni, la nascita della Sinistra Arcobaleno, una campagna elettorale tremenda per diversi aspetti che tutti noi conosciamo benissimo, conclusione: una sconfitta anche questa velocissima, devastante. Avrebbe dovuto questa farci fermare un attimo, riflettere, ed invece un Congresso Nazionale già fissato per ottobre viene anticipato a luglio, segreterie dimesse, altre di cui si chiedono dimissioni, compagne e compagni spaesati, addolorati, delusi. Questo è il clima con cui andiamo ad affrontare le varie tappe congressuali. Noi abbiamo combattuto il neoliberismo, che in parte si è autosconfitto nelle sue stesse politiche, però ha vinto nel riuscire a cambiare il vivere di uomini e donne in una sorta di individualismo ed egoismo, ha generato una guerra tra poveri, la caccia al migrante, al diverso. In campagna elettorale sentivo parlare nel mio paese di sicurezza, di cacciata degli extracomunitari in maniera talmente dura da sembrare irreale, dato che neanche esisteva il problema nella nostra comunità, e mi rendevo conto sempre di più di come la televisione, il potere mediatico, influisse sul sentire comune, la politica vissuta dal “salotto di casa” diveniva “verità assoluta” esercitata naturalmente da chi detiene questi poteri mediatici, e quindi il rifiuto totale ad ascoltare altro. Una volta si diceva che ”il personale è politico”, credo sia necessario anche adesso praticarlo. Spero di far capire a tutte e tutti le ragioni che mi portano a votare il quinto documento e cioè la necessità di rimettersi in cammino con l’ascolto necessario, come dice il subcomandante Marcos, per abbracciare tutte le voci dal basso, unendo in basso ribellioni, per cercare di creare un mondo e una società diversi. Abbiamo tutte e tutti ammirato la nascita dei Caracol nelle comunità zapatiste, ricordate il simbolo, era una chiocciola, un cerchio non chiuso e, quello che esso racchiudeva, quella democrazia partecipata che voleva essere anche patrimonio di Rifondazione Comunista. Sono realista, lo so che è un processo lento cercare di dare al nostro Partito una vera innovazione nella sua struttura e nell’agire politico, la Conferenza di Carrara ha cercato di porne le basi, ora si tratta di dare alle parole la pratica. Esserne capaci dipende da tutte e tutti noi, nessuno escluso a prescindere dal documento che risulterà maggioritario e che determinerà la linea del Partito della Rifondazione Comunista, perchè dobbiamo ricostruire la nostra presenza nella società, come un Caracol, il punto di partenza di una spirale che allargandosi si apre ad altri mondi possibili, senza perdere la nostra identità, come già cerchiamo di fare nella Sinistra Europea.
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