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documento 2 |
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Con Rifondazione per la Sinistra |
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Gianni Favaro segretario federazione di Torino |
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Liberazione 5 giugno 2008 Penso che possa essere una cosa utile, per chi avrà la voglia e la pazienza di leggere questo spazio di riflessione congressuale messo a disposizione da Liberazione, provare a raccontare le ragioni che mi hanno portato a condividere e sostenere oggi la Mozione 2 nonostante il mio sia stato un percorso politico di opposizione alla linea decisa nei congressi di Rimini e di Venezia. Sono stato tra i fondatori di questo Partito, ero tra i delegati dell’ultimo congresso del Pci a Rimini, in questi anni mi sono sempre battuto per contrastare le varie spinte interne ed esterne che, a fasi alterne, hanno cercato di liquidare o sciogliere il Prc. Questa premessa potrebbe anche sembrare inutile ed è invece purtroppo necessaria oggi perché tra gli argomenti che hanno fino ad ora segnato l’inizio di questo congresso, a spiegazione delle ragioni della rottura nella vecchia maggioranza di Venezia, ce n’è uno che veramente mi infastidisce in quanto totalmente falso, cioè che «chi sostiene la Mozione 2 vuole in realtà sciogliere il Partito». C’è anche una variante, se si vuole ancora più meschina, perché ipotizza una precedente intenzione: se la Sinistra Arcobaleno avesse ottenuto un buon risultato il Partito sarebbe già stato sciolto. Questo modo di impostare il confronto politico, la repentina decisione di una parte della vecchia maggioranza, immediatamente dopo il voto alle politiche, di dismettere gli abiti filo governativi, la disinvoltura a volte il cinismo con il quale si evita una riflessione autocritica gettando sempre la responsabilità ad altri (magari gli stessi con i quali si è condiviso tutto) mi conferma quello che da un po’ di tempo penso: il nostro Partito è spesso migliore di larga parte dei suoi dirigenti. Non sono mai stato abituato a ragionare in modo così spregiudicato e senza un minimo di verifica. Resto convinto che in questa fase politica sia indispensabile, soprattutto dopo l’esito del voto di aprile, che occorra investire per rafforzarci in termini di iscritti e di radicamento soprattutto nei luoghi di lavoro. Allo stesso tempo penso che l’intuizione, dopo la nascita del Pd, della costruzione di una costituente dal basso della sinistra, già presente nella proposta della Sinistra Europea, sia l’unica strada percorribile per evitare una nostra residualità politica nella società italiana. Penso anche che il risultato disastroso della Sinistra Arcobaleno ci dica che non ci sono scorciatoie o alchimie politiciste possibili, che bisogna ricostruire con l’umiltà dell’ascolto e con la modestia di non arroccarsi accettando così sia la sconfitta sia la nostra marginalizzazione. Dunque nessuna liquidazione ma un rilancio pieno investendo su quelle persone che magari non ci hanno votato per protesta o per paura ma che non si vogliono arrendere alla normalizzazione uscita dal voto. Costruire una Sinistra e un programma politico per cambiare l’Italia in una fase politica come la nostra, necessita anche di un rinnovamento, anzi di un vero e proprio cambio nel Partito e nel modo con il quale esso è stato finora nel bene e nel male gestito. Già alla conferenza di organizzazione di Carrara si sono cominciate a indicare le prime proposte, ma non bastano piccoli aggiustamenti occorre avere il coraggio di innovare seriamente noi stessi. Prima di tutto abbiamo la necessità di scomporre e destrutturare le correnti che oramai si sono configurate come lobby di potere interno e sempre meno come aree di pensiero e di ricerca politica. Dobbiamo ridare peso e valore alla democrazia e alla partecipazione degli iscritti, i gruppi dirigenti devono essere selezionati sulle loro qualità prima che sulla appartenenza iniziando, ovviamente, da quelli che voteremo al prossimo congresso. Un Partito nuovo dove gli iscritti siano protagonisti, siano consultati sulle proposte politiche e possano decidere sulle candidature e sulla linea politica, questa è la condizione per aprirci anche all’esterno per chiedere ai nostri militanti di lavorare a costruire una Sinistra completamente diversa dalla confederazione come somma di gruppi dirigenti. Le nostre compagne e compagni non sono bambini da accudire e proteggere in serragli preconfezionati, siamo tutti portatori di valori, di riflessioni e di progetti che andrebbero studiati e realizzati. In quei territori, luoghi di lavoro dove quasi spontaneamente si è cominciato a trovarsi per ragionare e a discutere a Sinistra, senza gli steccati delle appartenenze, delle federazioni, delle alchimie dei simboli, si sono scoperte comunanze e il piacere di un lavoro e di una ricerca comune. E’ in questa commistione con altre esperienze che le nostre compagne e compagni riscoprono anche il senso dell’appartenenza al Prc, in una loro ricerca autonoma della rifondazione del Partito e del pensiero comunista, e si aprono nella ricerca della proposta politica. E’ proprio per difendere e rilanciare la nostra autonomia politica, la nostra utilità, sociale e nel mondo del lavoro, che sostengo la mozione 2 Manifesto per la Rifondazione.
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