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documento 1 |
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La reticenza danneggia la democrazia del congresso |
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Giovanna Capelli |
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Liberazione 5 giugno 2008 Andiamo al congresso dopo una sconfitta elettorale, che ha schiantato la sinistra e l’ha espulsa dal Parlamento; siamo immerse/i in un quadro politico in cui si sommano l’attacco del Governo e di Confindustra ai lavoratori, il varo di provvedimenti di controllo e persecuzione dei migranti e sulla questione dei rifiuti, tutti con evidenti tratti incostituzionali e liberticidi L’opposizione parlamentare è inesistente, affogata nella nauseante melassa del bon ton. Invece gli uomini e le donne di questo paese, quelli almeno che vivono del proprio lavoro affrontano ogni giorno con fatica la vita, aggrediti da un capitalismo totalizzante, nella solitudine di nuove e vecchie povertà, cui né lo stato sociale, né le forme classiche della solidarietà di classe offrono ormai riparo e sollievo. Il dolore sociale si trasforma spesso in rancore sordo e in guerra fra gli ultimi. Per far sì che questo contesto drammatico non diventi strutturale e permanente è urgentissima e dirimente la costruzione della opposizione, una opposizione, dura, intelligente, articolata, capace di misurarsi con la pervasività delle politiche del centro destra, una opposizione efficace che recuperi il respiro europeo, che apra ovunque è necessario il conflitto, la critica, che dia spazio ai soggetti colpiti dalle politiche neoliberiste, e che permetta anche ad altre soggettività di prendere forma e parola, di autodefinirsi e autodeteminarsi nello spazio pubblico, una opposizione che riconnetta il conflitto con la politica, che ricostruisca legami sociali e la speranza nell’agire collettivo. Questo obiettivo dato quasi per scontato nel nostro dibattito congressuale, quando non criticato come presunta autonomia del sociale, non a caso è un obiettivo su cui si sofferma a lungo la prima mozione. E’ difficile infatti oggi costruire questa opposizione. Le cause di questo ritardo sono molto concrete: nella sinistra con cui abbiamo lavorato in questi mesi prevalentemente in quella politica affiorano divergenze e dissensi sui contenuti della opposizione sulle sue forme sul profilo che la sinistra dovrebbe darsi. Così è stato a Milano sulla questione dell’antifascismo al punto che si è arrivati a scelte operative differenti. Ciò non mette in mora l’obiettivo fondamentale della unità, ma impone un percorso che chiarisca programma, metodi, relazioni e soprattutto se nella costruzione della unità debba essere elemento guida il carattere alternativo e antiliberista di questo progetto. Che cosa succederebbe se avviassimo la Costituente? La sinistra sarebbe più forte, più visibile più dinamica, più unita? Ricostruirebbe più facilmente il legame spezzato con la società e con i movimenti? Io penso di no. Anzi aumenterebbero i processi di scissione, di separazione, di allentamento di quegli stessi legami di appartenenza faticosamente costruiti in questi anni. Saremmo imbrigliati in gabbie politiciste, in processi già immiseriti da recintii. La costituente della sinistra e la costituente comunista si nutrono e traggono reciproco vantaggio da una simmetria sbilanciata ma evidente: si chiude il comunismo in un ghetto testimoniale e fuori della storia e si derubrica la nostra ragione di esistere, cioè la rifondazione comunista a ricostruzione della sinistra. Non ci sono scorciatoie e fughe in avanti nella costruzione della unità a sinistra. Invece Alfonso Gianni già il 20 giugno del 2007 diceva su Liberazione «io credo che il tema non sia più quello della rifondazione comunista, ma quello della rifondazione della sinistra. E’ questo il tema del socialismo del XXI secolo. Perciò è ovvio che bisogna superare Rc. Essa è parte del progetto che però la travalica. Non contro, non senza, ma oltre». Il documento Vendola è dentro questo cammino del superamento e del trascendimento del Prc nel processo unitario, ma è ampiamente reticente nella sua esplicitazione e nella argomentazione di questa necessità; si preferisce insistere sulla mistica del processo, non si fa discutere al congresso l’affermazione, delineata nel n° 2 di Alternative per il socialismo da Bertinotti che le due sinistre, che escono sconfitte dal 900’ dopo la nascita dei movimenti contro la globalizzazione non sono più riducibili alla coppia riforme/rivoluzione, ma convivono in un meccanismo per cui se le due sinistre coesistono la sinistra alternativa ha spazi di radicamento, al contrario c’è solo la scomparsa della sinistra. La Costituente è della sinistra senza aggettivi non perché dal punto di vista comunicativo stona ripetere alternativa, ma perché grazie alla presenza di Sinistra Democratica e di altre soggettività con quella cultura politica si rimescolano e si rinnovano le culture delle due sinistre in un unico progetto, che si preannuncia moderato. E’ liquidata la ragione fondativa del Prc, cioè tenere aperto l’orizzonte del superamento del modo di produzione capitalistico. Le iscritte e gli iscritti non si meriterebbero un congresso vero?
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