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documento 5 |
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Il perché del documento “Disarmiamoci” |
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Gabriella Stramaccioni |
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Liberazione 3 giugno 2008 Le modalità con le quali si sono avviate le fasi congressuali del partito sono preoccupanti e meriterebbero un supplemento di buon senso per non arrivare a fine luglio con un clima ulteriormente teso e con uno sfilacciamento delle relazioni così compromesso. Le premesse le abbiamo viste concretizzarsi in occasione del Cpn postelettorale quando, di fronte ad una sconfitta elettorale così clamorosa, non siamo riusciti a proporre una soluzione costruttiva alla crisi o che almeno ci facesse sentire maggiormente coesi per intraprendere un percorso collettivo da qui al congresso. Dopo le catastrofi si soccorrono i feriti, si mette al riparo ciò che è rimasto, si dividono i viveri. Accelerazioni improvvise, reazioni scomposte, umiliazioni (penso a quella subita dal compagno Giordano), hanno invece scompaginato un già fragile assetto e, cosa ancora più grave, hanno proiettato all’esterno una pessima immagine di noi. Per risposta a questa situazione abbiamo proposto la mozione “Disarmiamoci”: non per buonismo, ma per proporre umilmente un percorso non distruttivo. Sulle cause della sconfitta elettorale si è già detto molto, forse tutto e sicuramente ognuno avrà trovato una parte di verità negli elenchi che sono stati fatti. Non ci torno quindi per non ripetere cose già dette e presenti nella maggior parte dei documenti congressuali presentati (almeno in 3). Mi preme invece tornare sulla modalità delle risposte a questa crisi: in ambito politico ed organizzativo. Mi è sembrata inutile questa rincorsa a sotterrare e a prendere le distanze da la Sinistra l’Arcobaleno senza ricordare che l’accelerazione di questo processo era stata resa necessaria dalla caduta del governo Prodi e dalla mancanza delle riforma della legge elettorale. Abbiamo concordato e votato a maggioranza che era l’unica strada percorribile. I candidati che avevamo scelto ci rappresentassero nelle liste elettorali di Camera e Senato non mi sembra avessero fatto obiezioni di sorta al Cpn che ha preceduto l’elezione; la priorità non è stata stabilire che tipo di percorso dovesse avere la Sinistra l’Arcobaleno, e quindi subordinarne la propria candidatura, ma principalmente quella di accedere al collegio sicuro (o che almeno tale si pensava fosse); mi sembra anche che la spartizione dei seggi sia stata eseguita con il manuale Cencelli, componente per componente (una sola esclusa), dando anche in quella occasione una pessima immagine di noi all’esterno. Questo per ricordare che forse se avessimo preso il quorum oggi avremmo parlamentari e senatori de la Sinistra l’Arcobaleno e sarebbe complicato, se non impossibile, abiurare percorso e logo. Dico questo perché sulla ricostruzione della verità ognuno di noi avrebbe molto da aggiungere, ma non credo a questo punto sia utile allungare l’elenco e fare comunicati stampa. Ora è il tempo della costruzione, anzi della ri-costruzione, se non vogliamo che questo treno in corsa vada a sfracellarsi contro un muro. Non si salva nessuno. Né chi vuole falce martello, né chi vuole la costituente, né chi vuole la sinistra di alternativa. Ho militato tanti anni nel Pci e in Rifondazione dalla sua nascita. Mi piace la parola comunismo e la falce e martello. Non credo siano però gli unici simboli detentori di verità. Ho incontrato in questi anni persone ed esperienze che, con altri riferimenti, penso al Vangelo o all’esperienza degli zapatisti, hanno abiurato e combattuto capitalismo, potere e costruito percorsi di giustizia sociale, quelle di “un altro mondo possibile”. Esperienze importanti, credibili, “comuniste”: la critica al potere innanzitutto, l’attuazione di stili di vita sobri, la non violenza, la democrazia partecipata. Ecco l’appello a disarmarci, a riflettere, a non accelerare, a discutere e non a litigare. A rispettare, non a denigrare. A camminare domando e non a rispondere stando fermi. La prima proposta per depotenziare il vortice nel quale siamo finiti è non eleggere il segretario in questo congresso. Una discussione più lunga, più serena, dove non contano le tessere che si portano in dote: sappiamo tutti ciò cosa significa. Una gestione collegiale e unitaria, anche con le cosiddette minoranze (anche se ormai mi sembra un termine che riguarda tutti). Un congresso di avvicinamento quindi e dopo la moratoria che prospettiamo in questo primo dibattito congressuale la seconda proposta e cioè che i rappresentati apicali del partito, quello che oggi chiamiamo segretario/a, siano sempre sessuati, una donna e un uomo. Sono sicura che questa proposta verrà rilanciata anche da altre compagne. Applicare le decisioni assunte dalla conferenza di Carrara è la terza. Infine riprendere una dimensione europea del nostro agire, così come con la Sinistra Europea, pur se parzialmente, avevamo iniziato a fare. Disarmiamoci non è una corrente. Si scioglierà con il congresso, non mira ad avere rappresentanza in futuro. Non telefona, non blandisce, non coccola, non promette. E’ sottoscritta da compagne/i libere/i che si mettono dalla parte del torto perché i posti della ragione sono stati già tutti occupati.
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