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Cominciamo, ora: contenuti e forme al centro |
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Edoardo Mentrasti Collegio nazionale di garanzia Prc, Segreteria regionale Marche |
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Liberazione 29 maggio 2008 La sconfitta del 13-14 aprile è stata totale. Esplosa per tante ragioni già analizzate. Ma essa covava da lungo tempo nei processi reali che hanno investito il mondo e nella crisi organica che ha spazzato e sta squassando la politica (la sinistra) e le sue forme. E’ totale e complessa. Se è così sono necessari almeno due approcci di fondo e una proposta. 1 - Un re-impianto della sinistra nella società è indispensabile ed è di lungo periodo. Si dovrà nutrire dei movimenti, del conflitto sui terreni “classici” (sociale, ecologico, dei diritti, ecc.), a partire dall’attuale svolgimento materiale delle contraddizioni mondiali del capitalismo e in opposizione alle politiche di Berlusconi. Ma - aggiungo - non basterà il mero conflitto, non basterà andare in strada e nelle piazze. Occorre avere anche lenti più adeguate per analizzare l’attuale capitalismo e costruire un progetto alternativo aggregante e non minoritario. Faccio un esempio: quali sono le classi che vogliamo rappresentare e perché? Noi diciamo che il lavoro e il conflitto di classe sono essenziali. Bene. Bisognerebbe organizzare la questione su un piano globale. Ma, in Occidente almeno, il lavoro è solo il lavoro genericamente dipendente o al massimo quello più generalmente “precario” o possiamo e dobbiamo - modernamente - declinare la “classe” in senso plurale, ricomprendendovi una parte decisiva del lavoro autonomo e del lavoro-diimpresa (piccola) in quanto oggi strutturalmente e marxianamente sfruttata dal grande capitale finanziario e tecnologico che detiene il comando nella catena del valore e l’accesso al mercato internazionale e a patto che se ne accolga, nel progetto di trasformazione economica e nell’orizzonte culturale, la spinta all’autonomia e all’autogoverno? Una inedita ed ampia “coalizione del lavoro” per stare piantati dentro e contemporaneamente contro gli assetti di comando del concreto capitalismo in Occidente. Non serve solo più lotta e più conflitto ma anche quale conflitto, quale blocco sociale, quali concrete trasformazioni. 2 - Il lavoro sociale dal basso di tipo nuovo e la costruzione di movimento reale, per dispiegarsi positivamente nel tempo, hanno anche bisogno della “politica”. Lo storico e negativo esempio Usa o quello più recente in Francia o anche da noi lo dimostra. Il lavoro strategico - conflitto, tessitura molecolare, organizzazione socioculturale alternativa - ha bisogno anche di traduzioni a breve, di passaggi parziali che lo rendano via via credibile. Il piano politico, il piano elettorale non sono di serie B rispetto al presunto compito principale; più di cento anni di storia del movimento operaio ce lo dovrebbero insegnare e lo stesso “dividersi” sul 13 di aprile ce lo dovrebbe confermare. Tutto insomma si tiene. 3 - Ma allora tutto questo lavoro (analitico, sociale, politico, elettorale), e siamo al terzo punto decisivo del discorso, chi lo fa, materialisticamente? La risposta: ripartire dal solo Prc (più o meno equivalente alla ripartenza dal basso, al fare opposizione e al fare unità a sinistra in termini di tradizionale alleanza), dopo la gigantesca botta, mi pare francamente illusoria e rituale e sotto la soglia qualitativa-quantitativa ormai drammaticamente necessaria. Nel contesto di un lavoro di lunga lena e innovativo io penso che l’avvio di un processo costituente di un nuovo soggetto della sinistra italiana, che non chiuda le forze e le matrici fondative, ma faccia massa critica comune e costruisca nuova efficace e determinata sovranità, sia necessario per chiamare a raccolta energie ed intelligenze diffuse e per intervenire subito sulle contraddizioni emergenti nel Pd e gestire al meglio le prossime strette maggioritarie della legge elettorale e dei passaggi elettorali stessi. Nuova sovranità come necessario esito di riforma democratica della politica (partiti, associazioni, movimenti, singole persone) e per evitare che altrimenti la frammentazione sociale prodotta dal capitale e la crisi organica della politica e della rappresentanza della sinistra spingano definitivamente alla esplosione e alla autorappresentanza multicolore come si vede già nei territori e come si può arguire a breve. La costituente della sinistra offre una possibilità unitaria. Afferriamola: o dopo Pintor, dopo Genova, dopo la sezione italiana della Sinistra Europea aspettiamo un altro dopo? Non ci sarà un altro dopo. Cominciamo, ora: contenuti e forme al centro.
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